«Gli adolescenti che oggi usano Internet “vivono” su Facebook»: Il Se

«Gli adolescenti che oggi usano Internet “vivono” su Facebook»: Il Se

Nei prossimi post tenteremo di dare conto di questo nuovo aspetto delle relazioni sui Social Networks a partire da tre livelli psicologici, intercorrelati peraltro con la psicologia adolescenziale:

  • Auto-presentazione (“proiezione” come esposizione dell’immagine di sé).
  • Trasformazione (fragilità e “difesa” di questa immagine).
  • Relazione (social friends come luogo di “condivisione” di questa immagine).

«Gli adolescenti oggi usano Internet, scrivono sui blog, “vivono” su Facebook»[1].

Da un punto di vista psicologico qual è l’adolescente che vive su Facebook e cosa può rappresentare Facebook per questo nuovo tipo di adolescente? Che area diventa la piattaforma di un Social Network? Quali “proiezioni” si realizzano in questo spazio? Che rivelazioni si profilano in questo non-luogo[2] così frequentato?

Per tentare una proposta sulla scia di queste domande, ho scelto di seguire l’analisi sui “nuovi adolescenti” di Gustavo Pietropolli Charmet[3].

Dall’adolescente-Edipo all’adolescente-Narciso: Il sè

Fra le novità che caratterizzano l’interpretazione del percorso di crescita da parte degli adolescenti di oggi, una può essere ritenuta la fonte di tutte le differenze con gli adolescenti dei decenni precedenti. Si tratta della diffusa convinzione che “il proprio sé” sia molto più importante del “sé dell’altro”. In questo senso Pietropolli Charmet ritiene che gli adolescenti di oggi abbiano “sdoganato” il narcisismo.

Non ritengono che sia un “peccato” coltivare i propri interessi, soddisfare i propri desideri, opporsi a quelle richieste che ostacolano la propria individualità, ampliare l’area delle esperienze personali.

Così come scegliere valori e modelli di vita coerenti col proprio stile, accertarsi che le risorse messe a disposizione dalla famiglia e dalla scuola siano utili allo sviluppo delle proprie tendenze. Gli adolescenti oggi ritengono che i comportamenti che derivano da queste convinzioni siano del tutto legittimi e che non vi debba essere alcun contrasto da parte della cultura degli adulti. «Il sé è più importante del culto e della devozione nei confronti dell’altro da sé, genitore, insegnante, prete o poliziotto…

Il sé ha diritto naturale ad esprimersi, a trovare le proprie personalissime vie di espressione e sviluppo: non c’è nulla di male in tutto ciò»[4].

[1] Vania Romano, Adolescenti, UNI Service, Trento 2011, p. 11.

[2] cf. Marc Augè, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano 1993, 2009.

[3] Gustavo Pietropolli Charmet, Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi, Laterza, Bari 2010.

[4] G. Pietropolli Charmet, Op.cit., p. 4.