Il bisogno di ammirazione

Introduzione

Siamo di fronte ad un’epoca dai valori confusi e dalle priorità ingannevoli. Basti pensare a come sono cambiati i modelli di riferimento nel corso dei secoli. Oggi quello che conta non sono più l’umiltà e l’amore per l’altro, oggi quello che conta sono il numero dei seguaci sui social network. Che cosa ci ha ridotti così?

Aspetto storico/sociologico

Fin da subito l’essere umano ha dimostrato questa tendenza di voler prevalere sugli altri. Nell’antichità troviamo l’imperatore Nerone che non contento della sua fama si fece costruire una statua che lo rappresentava, di 35,5 metri di altezza, mentre, di più recente abbiamo Photoshop, la cui prima versione risale al 1990, con l’obiettivo di poter ritoccare le immagini per  renderle più gradevoli. Non si usa più costruire statue nel 21esimo secolo, nemmeno quadri o autobiografie, tutto quello che conta oggi è rappresentato da un mondo virtuale che ci tiene in trappola.

L’ammirazione aumenta l’autostima, ma è difficile da acquisire e crea dipendenza, cioè nostalgia dell’evento nel quale si sono accese finalmente le luci e il soggetto è uscito dall’ombra in cui in cui si trovava dove non aspettava altro che i riflettori sociali si puntassero di lui.

Aspetto psicologico/patologico

Nella vita sociale il bisogno di riconoscimento, il desiderio di sentirsi parte del cerchio è diventato molto forte e anche pericoloso.

Da dove vengono questi ideali crudeli che tormentano la mente di milioni di persone spingendoli alla ricerca di una bellezza, un fascino e delle capacità che non sono alla portata di tutti?

Questo tentativo di raggiungere la perfezione di sé stessi viene dalla bramosia di voler ottenere l’ammirazione dell’altro, non lo facciamo per noi. Il problema che sta alla base è la vergogna di sé e del proprio corpo. In un profilo virtuale posso costruirmi l’identità che voglio, posso far credere alle persone che mi seguono qualsiasi cosa, mentre tento di nascondere i difetti. Basta una foto ritoccata ed una descrizione menzognera che improvvisamente sono chi ho sempre desiderato di essere, e sono quello che vorrebbero essere e possedere gli altri, così lo sguardo altrui tanto temuto si posa sul mio avatar perfetto, e non ho motivo di provarne imbarazzo.

La nostra ricerca va verso il godimento, perché noi esseri umani siamo tendenzialmente narcisisti: cerchiamo il consenso, la soddisfazione, la strada più facile. Quindi, perché fare fatica, combattere per i miei ideali e farmi rispettare, se in un social network posso ricreare il me stesso perfetto? Agli altri mostro il mio avatar, quello che piace. Il vero me lo nascondo in camera, davanti al computer.

Aspetto educativo

Educare è diventato più difficile rispetto al passato, i ragazzi non temono più le punizioni e i castighi, non hanno più paura dei loro genitori.

La dimensione etica è stata sostituita dalla dimensione narcisistica ed è questo il motivo semplice per il quale la paura di non riuscire a rendersi visibili, di essere condannati a rimanere nella zona buia dello spazio sociale sembra essere di gran lunga il timore più diffuso.

C’è una grande necessità di rieducare i ragazzi, come gli adulti, all’apprendimento dei valori, degli ideali, cancellare il narcisismo e far capire a loro che vivere una vita tentando di nascondere i difetti e apparire per quello che in realtà non si è, non ti permette di vivere in modo soddisfacente, n’è di raggiungere gli obiettivi voluti.

Conclusioni

È uno standard irrealistico quello a cui siamo abituati, della bellezza e degli ideali. Dovremmo tornare tutti a vivere con i piedi per terra, e, come dice Marco Montemagno nel video che segue, avremmo tutti bisogno di prendere una patente, quella della realtà.