Identità. Un parolone!

Identità. Un parolone!

Seguendo sempre l’analisi di Charmet possiamo constatare che l’assenza di modelli di riferimento forti e la carenza di proposte invasive e perentorie (che invece circondavano Edipo durante la crescita), consente a Narciso di mettersi liberamente alla ricerca della propria identità. Sarà una ricerca lunga, che autorizzerà i denigratori di Narciso a rinfacciargli le incertezze e le contraddittorietà delle sue scelte, mai definitive, sempre reversibili. Narciso però, immerso in legami liquidi (pensare per esempio ad una chat roulette) e malleabili, nel pieno della crisi delle ideologie e del sacro, orfano delle filosofie della speranza, sente che può liberamente dedicarsi al culto del sé; allo studio di ciò che è già e di ciò che vorrà diventare in futuro. Narciso cerca se stesso attraverso la registrazione delle emozioni che sperimenta mentre mette in scena il proprio temporaneo copione. Sperimenta diversi look e molte fogge e registra l’effetto che fanno.

«Narciso procede per tentativi ed errori, perciò spesso si corregge e disdice l’identità temporanea che aveva assunto sull’onda di un’emozione fallace. Cancella chi l’aveva imbrogliato, facendogli credere che imboccando quella strada avrebbe trovato più rapidamente la verità. Può contraddirsi quanto vuole, poiché nessuno pretende che sia coerente con dei valori assoluti. Nessuno pensa che debba prestare giuramento, o dare testimonianza della propria fede»[1].

Immagine. Specchio. Schermo. Nei Social Network, dove la posizione di “ricevente” ed “emittente” si intrecciano, l’adolescente-Narciso realizza le proprie “proiezioni”. Tentativi di auto-presentazione, sempre work-in-progress. Le sue “prove generali per essere uomo/donna”, le sue simulazioni di accettabilità. Crea il profilo di Facebook. Lo modella. Lo trasforma a sua immagine. Lo abbandona se non lo soddisfa più. Ne crea un altro. In un “temporaneo” e colorato gioco di “reversibilità”. Senza “punti di non ritorno” definiti.

[1] G. Pietropolli Charmet, Op.cit., p. 28.