Le visualizzazioni

Introduzione

Ormai immersi nell’era digitale siamo sempre connessi, attraverso i nostri apparecchi telefonici, ad osservare quello che gli altri pubblicano cercando di capire che cosa fanno nella loro vita quotidiana, cosa gli piace… Si tratta quindi di una costante visualizzazione altrui e visualizzazione di chi ci guarda. Ma è proprio in ciò che i social media vertono, infatti ormai tutte le piattaforme social hanno un’area riservata alle “visualizzazioni” sia che si tratti di video, sia di immagini o qualsiasi altro genere di post.

In questi anni la visualizzazione di video altrui o semplicemente il guardare il profilo di altri è divenuta una delle attività preferite degli utenti del web. Il traffico di internet infatti ruota sempre di più intorno al così detto streaming video.

Aspetto storico/sociologico

Negli ultimi anni il carattere di “visualizzazione” si è rilevato talmente importante da spingere i social ad adoperarsi in tale direzione per non perdere i propri utenti.  Quindi, oggi, in ogni social è possibile controllare quante visualizzazioni e quali profili hanno visto un determinato post.

Le visualizzazioni avvengono volontariamente e consentono di instaurare un rapporto speciale tra i vari utenti che vengono maggiormente a contatto con argomenti o persone di loro interesse.

Aspetto psicologico/patologico

L’uomo utilizza la rete e la tecnologia come scenario d’azione. Ma cosa ci porta a pubblicare nei social?

Solitamente difendiamo le nostre pubblicazioni affermando che lo facciamo per accrescere la nostra conoscenza comune, quella che chiamiamo co-costruzione delle conoscenze, insieme agli altri utenti ma in realtà il motivo reale lo si riscontra dalle visualizzazioni che riceviamo.

Necessitiamo di approvazione, abbiamo il bisogno di ostentare anche le piccole cose che facciamo nel nostro quotidiano.

Per gestire l’impressione che suscitiamo, e quindi aumentare le visualizzazioni, prendiamo varie decisioni su diverse variabili a partire anche dal cambiare il nostro modo di essere.

Quindi dal punto di vista psicologico la tecnologia ci limita e ci porta a costruire una personalità alternativa, tutti fattori psicologici negativi, che concorrono a vedere la tecnologia come possessore di limiti alla nostra unicità.

Aspetto educativo

Oggi l’uomo utilizza la rete e la tecnologia come scenario d’azione e quindi l’uomo crea e condivide significati, offre il proprio contributo; avviene così la co-costruzione delle conoscenze cioè ognuno si porge per dare il proprio contributo ma anche per “controllare” il contributo altrui.

Le visualizzazioni, dal punto di vista educativo, aiutano tutto ciò perché, vedendo chi e quante persone guardano un determinato video/post, possiamo capire se esso sia autorevole o meno.

La vera sfida educativa delle visualizzazioni però consiste nel comprendere che, sì abbiamo bisogno degli altri, ma prima di tutto dobbiamo farcela da soli, stare bene e imparare a conoscere in primis noi stessi.  In questo modo impareremo anche ad espettare e non ricevere immediatamente un riscontro di approvazione o meno.

Conclusioni

La conoscenza di sé stesi e quella verso gli altri, la capacità di influenzare, in modo positivo, una situazione o una persona non può essere demandata ai social media perché manca un ingrediente che viene prima della conoscenza.

Prima che un individuo, o noi stessi, possa assorbire conoscenze riguardo a qualche cosa o di sé stesso dev’essere presente un altro fattore che sia in grado di consentirgli di farla sua: la responsabilità. Cioè la sensazione di sentirsi l’unico incaricato di qualcosa o responsabile per qualcosa.

Il limite della rete, uno dei nostri limiti, potrebbe essere quello di delegare a qualcun altro la responsabilità di creare le emozioni per noi.