Tredici

Introduzione

Tredici (titolo originale Thirteen reasons why) è una serie tv originale di Netflix. Tratta di una ragazza, Hannah Baker, frequentante il secondo e il terzo anno della scuola superiore che decide, dopo una serie di vicissitudini spiacevoli e negative, di togliersi la vita tagliandosi le vene nella vasca da bagno piena d’acqua di casa sua, da sola. La serie tv narra, nello specifico, di tredici cassette che Hannah ha registrato prima di suicidarsi, nelle quali elenca tutti i motivi e i colpevoli che l’hanno spinta a questo gesto così estremo.

Questa serie tv che tratta un tema molto delicato e forte è vista da tutti i ragazzi di età dai 14 anni in su (in alcune situazioni anche bambini delle elementari), motivo per cui ho deciso di affrontare tale argomento. Sono stato incuriosito da quali effetti potrebbe causare la visione delle scene trasmesse con un’esplicità non indifferente a chi le guarda e mi sono chiesto come poterli raggiungere, improntando un intervento educativo, in modo che questa serie tv non venga intesa come una cosa distante dai ragazzi veicolata da una trasmissione ma come spunto di riflessione da cui trarne un insegnamento educativo.

Aspetto storico/sociologico

Netflix nasce da un’idea di Reed Hastings, ingegnere informatico, nel 1997 come servizio per il noleggio di DVD, VHS e videogiochi tramite internet. Nel 1999 cambia la modalità di pagamento per l’utilizzo del servizio: tramite abbonamento mensile il cliente ha la possibilità di affittare ciò che desidera senza limite numerico. nel 2008 Netflix cambia faccia creando una piattaforma per lo streaming di film e serie tv. Il numero dei suoi utenti impenna passando da otto a venti milioni nel giro di due anni e la società, per questo motivo, decide di uscire dai confini statunitensi per approdare nelle case del resto del mondo. Nel 2013 nasce Netflix Originals tramite la quale la società inizia la produzione di propri contenuti originali. Tra questi c’è Thirteen reasons why, uscita il 31 marzo 2017, che negli Stati Uniti si è piazzata al secondo posto tra le serie più viste a distanza di un mese dall’uscita del primo episodio.

Aspetto psicologico/patologico

Thirteen reasons why è una serie tv a rischio di binge watching: pratica che consiste nel guardare molti episodi di una serie tv consecutivamente.

Nel 2013, tramite un sondaggio eseguito dallo stesso Netflix, emerge che il 61% degli spettatori fa binge watching regolarmente. Il 76% dei praticanti sostiene di farlo per evadere dalla routine quotidiana mentre il 12,5% sostiene che è molto più divertente guardare le puntate una dopo l’altra. In Italia la percentuale di persone che attuano binge watching almeno una volta a settimana ammonta al 70%. La pratica del binge watching può portare a problemi fisici, come obesità o diabete, o addirittura psicologici, come depressione, e a non essere in grado di autoregolarsi rischiando di arrivare a una vera e propria dipendenza.

Un altro aspetto problematico è stato rivelato da uno studio statunitense secondo cui le ricerche sul web inerenti al tema del suicidio hanno registrato un aumento dal 15% (precedente alla messa in onda della serie tv) al 44% (nei primi mesi successivi alla messa in onda). Questo vuol dire circa 900.000/1.5 milioni di ricerche in più rispetto alla media. Analizzandole più nello specifico, emerge che il termine “suicidio” ha registrato un incremento del 26%; le ricerche con parole “commettere suicidio” hanno registrato un aumento del 18%; quelle contenenti la frase “come uccidere se stessi” sono risultate più numerose del 9%. Contemporaneamente sono aumentate anche le ricerche inerenti a richieste di aiuto. Il pericolo secondo gli psicologi è quello che viene definito “effetto Werther”, espressione che identifica il fenomeno del contagio da suicidio causato, in questo caso, dai media e dalla messa in onda della serie tv.

Aspetto educativo

Il primo fondamentale passo per l’educatore è quello di essere informato sui contenuti che sono accessibili ai ragazzi, conoscerli e viverli in prima persona. Solo così sarà in grado di affrontarli nel modo giusto per poter creare un confronto capace di coinvolgere il vissuto dei ragazzi.

La visione della serie tv deve essere accompagnata dall’intervento di un educatore, che ha il compito di sensibilizzare il ragazzo rispetto al tema del suicidio senza, però, banalizzarlo o estremizzarlo facendo terrorismo psicologico. Deve essere in grado di trovare un equilibrio che permetta al ragazzo di aprirsi e condividere i propri pensieri e le proprie emozioni con gli altri, di non chiudersi in se stesso ma confrontarsi con le persone in modo che nessuno rimanga isolato.

Conclusioni

Perciò il compito dell’educatore è quello di far scoprire e comprendere la Riflessività, intesa come «rendere le persone consapevoli e responsabili delle conseguenze di ciò che fanno, ma anche della complessità delle emozioni che provano, accettando incertezze e dubbi nel regno della complessità. […] Educare ed educarci a costruire il pensiero riflessivo significa imparare a scegliere, a confrontare e confrontarsi con gli altri». Educare alla scelta e al confronto con gli altri permette di creare degli accorgimenti nei ragazzi, dei pensieri che non saranno influenzati dal fascino del comportamento suicidario che può essere letto nella serie tv. Può dare la possibilità ad ogni ragazzo, anche quello più sensibile o più fragile, di non vedere un atto così estremo come l’unica strada possibile da percorrere e permette ai suoi coetanei e agli adulti che gli stanno intorno di non abbandonarlo ai suoi pensieri ma di stargli vicino e far sì che si renda conto che le scelte che si possono prendere sono molteplici. Perché l’Altro è una persona fatta di emozioni, di pensieri, di vita e non deve mai essere preso con superficialità.